Il peso della geopolitica sull’economia globale
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- Aprile 1, 2026
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Le conseguenze delle guerre in Ucraina e del conflitto Israele-Hamas
di Emanuele Lattanzio *
I conflitti armati, per loro stessa natura, non si esauriscono all’interno dei confini fisici dei Paesi coinvolti, ma si propagano in tutto il mondo, con conseguenze economiche di vasta portata.
La guerra in Ucraina
L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata nel febbraio 2022, ha avuto un impatto immediato e profondo, soprattutto in Europa, a causa della forte dipendenza dal gas e dal petrolio russi.
Il conflitto ha innescato una crisi energetica senza precedenti: i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono schizzati alle stelle, alimentando un’inflazione già in crescita dopo la pandemia. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha stimato che la guerra abbia causato una diminuzione della crescita economica globale di oltre un punto percentuale e un aumento dell’inflazione di 2,5 punti percentuali. Per l’Italia, in particolare, la crisi energetica ha contribuito a oltre il 70% dell’inflazione complessiva, portando il tasso a toccare il 12,6% nell’autunno 2022.
Per contrastare l’inflazione, le banche centrali, in primis la BCE, hanno innalzato i tassi di interesse, aumentando così il costo del denaro. Questa scelta ha ridotto la propensione delle imprese a investire e ha ostacolato le grandi transizioni in corso, come quella digitale e quella green.
Il conflitto ha inoltre interrotto le catene di approvvigionamento globali, in particolare per quanto riguarda le materie prime e i prodotti agricoli, di cui Russia e Ucraina sono importanti esportatori. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di base ha accresciuto il rischio di instabilità e insicurezza alimentare, soprattutto per i Paesi più poveri.
Il conflitto Israele-Hamas
L’attacco di Hamas a Israele nell’ottobre 2023 ha aperto un altro fronte di incertezza geopolitica, con ripercussioni economiche diverse da quelle del conflitto in Ucraina.
Il principale timore resta quello di un’escalation del conflitto che possa coinvolgere Paesi produttori di petrolio nella regione, in primis l’Iran. Sebbene l’impatto sui prezzi del greggio sia stato inizialmente limitato, un’estensione delle ostilità potrebbe spingerli a salire in modo significativo, con conseguenze a catena per l’economia globale.
Un ulteriore effetto riguarda il commercio internazionale: gli attacchi alle navi nel Mar Rosso da parte dei ribelli Houthi yemeniti hanno compromesso la navigazione attraverso il Canale di Suez, una delle rotte commerciali più importanti al mondo. Le compagnie di navigazione hanno dovuto deviare le rotte, allungando i tempi di trasporto e aumentando i costi, con un impatto negativo sul commercio internazionale e, di conseguenza, sui prezzi finali dei prodotti.
Le conseguenze più devastanti restano ovviamente quelle sulle popolazioni e sulle economie direttamente coinvolte. A Gaza, il PIL ha subito una contrazione drammatica, la povertà è aumentata in modo esponenziale e la produzione agricola e il turismo sono stati paralizzati. Anche Paesi vicini come il Libano, la Giordania e l’Egitto hanno risentito di un rallentamento economico e di un calo dei flussi turistici.
Un sistema globale fragile
Sebbene i due conflitti abbiano dinamiche e impatti economici specifici, entrambi sottolineano la fragilità del sistema globale. L’interconnessione delle economie rende le crisi regionali un problema di tutti, con il rischio di alimentare l’inflazione, minacciare la sicurezza energetica e accrescere l’incertezza sui mercati.
La spinta verso una maggiore spesa per la difesa e una ridefinizione delle catene di approvvigionamento, per renderle meno vulnerabili, sono solo alcune delle conseguenze che stanno contribuendo a ridisegnare il panorama economico globale.
(*) Esperto Enti Locali / Società Partecipate